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sabato 14 marzo 2015

Poche regole per imparare a scrivere in italiano



L’italiano come sì sa non è un opinione quindi…



EBOLA si contagia. Come si diffonde il virus? Pochi importanti passi da leggere per rimanere informati



Se vi siete recati in luoghi dove “Ebola” è diffuso o noti sintomi di infezione (vedi tabella), rivolgersi “IMMEDIATAMENTE” ad un ospedale.



martedì 13 gennaio 2015

Come nascondere la data e l'ora della mia ultima connessione su WhatsApp



WhatsApp è un software amatissimo e molto diffuso, soprattutto tra le nuove generazioni, perché consente di mantenersi in touch senza dover spendere una fortuna in sms. Infatti è sufficiente possedere un normale smartphone, provvisto di connessione a internet, per poter inviare e ricevere così messaggi ma anche foto, video, posizione GPS e quant'altro, nella totale comodità e nel trionfo della tecnica. Il costo del programma, scaricabile a pagamento, va sommato all'abbonamento annuale. Il lato negativo di questo utilissimo esempio di tecnologia è presto detto: chi possiede il nostro numero, può scoprire agevolmente a quando risale l’ultimo accesso al programma e verificare se abbiamo visionato quanto ci ha scritto. Una bella scocciatura per tutti noi vero? Immagino che te lo sarai chiesto spesso: "Ma esisterà mai un modo per nascondere ai ficcanaso data e ora dell'ultima connessione a WhatsApp?" La bella notizia è che ora è possibile. Quindi con le istruzioni che ti forniremo, basta con i musi lunghi di fidanzati o amici che domandano offesi perché non hai risposto subito, come se uno/a non avesse altro da fare che lavorare gratis come segretaria tuttofare!  
Per avere una maggiore privacy, non ti resta che disattivare la visualizzazione della data e dell’ora del tuo più recente collegamento al servizio. Tutto ciò è molto semplice e veloce, grazie alla nuova opzione introdotta dal programma. Dopo aver preso il tuo telefono, avviando l’applicazione Whatsapp, puoi aprire il menu Impostazioni, percorrendo il seguente iter: Impostazioni -> Account -> Privacy. Ora seleziona la voce Ultimo accesso o Last seen, dove sceglierai e confermerai la voce Nessuno. I tuoi contatti non vedranno data e ora della tua connessione, e viceversa. Per ripristinare la funzione, ripeti con calma la stessa identica procedura, selezionando la voce “Tutti” o “I miei contatti”.
Altri consigli per proteggere la tua privacy, nel caso tu abbia un iPhone dovrai così procedere: apri WhatsApp, e vai in IMPOSTAZIONI > IMPOSTAZIONI CHAT > IMPOSTAZIONI AVANZATE; ora disabilita l’opzione “data e ora dell’ultima…”. Ecco tutto. Facile no? Sono necessarie 24 ore per rendere operativa l'impostazione e altrettante per poterla cambiare. L'unico neo è che disattivandola non riuscirai più a vedere data e ora dell’ultima volta online dei tuoi contatti su WhatsApp. Per Android non ci si deve discostare molto da quanto appena suggerito.

lunedì 12 gennaio 2015

Questa monetina vale 2.500 euro. E’ partita la caccia al centesimo sbagliato



Attenzione a trattare con superficialità le monetine da 1 centesimo. Potreste avere in tasca 2500 euro a vostra insaputa. Circa 7.000 pezzi in virtù di un errore della zecca di Stato, hanno un valore 250.000 superiore, cioè 2.500 euro. In circolazione esistono alcune monetine da 1 centesimo che per i collezionisti valgono almeno 2.500 euro, e una di queste è stata pagata addirittura 6.600 euro nel corso del 2013. In tutta Europa è ovviamente cominciata la ricerca alla moneta preziosa.

L'errore - Ma come nasce la moneta che vale 2500 euro? La Zecca di Stato ha commesso un errore stampando sul retro di alcune centinaia di monete da 1 centesimo la Mole Antonelliana di Torino anziché Castel del Monte (edificio del XIII secolo sito ad Andria, in Puglia).

La Mole Antonelliana di Torino è infatti correttamente stampata sulla moneta da 2 centesimi ma non su quella da un centesimo. Così il valore della monetina è schizzato alle stelle. E benché la moneta in questione sia stata prontamente messa fuori produzione, in circolazione ci sono ancora più di 7.000 pezzi che valgono una fortuna.

Il valore - Ovviamente a far lievitare il valore è il mercato dei collezionisti. Ed è stato proprio un collezionista a sborsare i 6.600 euro di cui sopra per accaparrarsene una. Insomma, prima di darle al supermercato o di conservarle in un salvadanaio, è sempre meglio dare un'occhiata al retro delle monetine da 1 centesimo. Se trovate la Mole Antonelliana contattate un collezionista per incassare almeno 2500 euro.

Fonte: liberoquotidiano.it
 

lunedì 10 novembre 2014

Le 10 invenzioni che ci tengono nascoste



Ci sono invenzioni di cui non sfrutteremo mai i benefici. Ecco la Top10 delle invenzioni strane che potrebbero cambiarci la vita...o forse no


I 10 peggiori disastri della chirurgia plastica



I 10 esempi di chirurgia plastica estrema e body modification davvero "riuscite".
Qual è il risultato peggiore secondo voi?


lunedì 15 settembre 2014

I fiori più strani e curiosi del mondo.



Una piccola raccolta di fiori e piante curiosi è rari nel mondo. Meraviglie della natura, alcune con forme di animali, altre con forme svariate e colori straordinari. Godetevi lo spettacolo. Buona visione.

lunedì 8 settembre 2014

“Energia gratis per tutti per sempre”. Video IPER CENSURATO.. da vedere!



Guardate anche questo video per smentire chi dice che non e' possibile, per le leggi della termodinamica e opinioni varie
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venerdì 5 settembre 2014

MONETE RARE- ECCO QUALI SONO LE LIRE ITALIANE CHE VALGONO UNA FORTUNA



Pochi sanno che, con il passaggio alla tanto discussa “moneta comune”, la cara e vecchia Lira è diventata oggetto di studio, e del desiderio, per molti numismatici e collezionisti. Potrebbe capitare ad ognuno di noi di rinvenire in qualche vecchio cassetto monete con un valore molto superiore rispetto a quanto possiamo immaginare. Si tratta in particolare delle monete dette “in Fior di Conio”, ossia praticamente intatte rispetto a graffi e usura, e di quelle particolarmente rare.

IL CONIO DEGLI ANNI ’50 - È il caso delle 100 lire coniate nell’anno 1955 e delle 50 lire coniate nell’anno 1958. Le prime non sono particolarmente rare (ne furono tirate circa 8,6 milioni), tuttavia gli esemplari appunto “in fior di conio” possono veder schizzare il prezzo fino a 1.200 euro. 

Stesso discorso per le monete da 50 lire che riportano la data del 1958: ne furono stampati e diffusi 825.000 esemplari, e tuttavia se ne trovano in giro davvero pochi. Dunque una 50 lire del ’58 può variare tangibilmente il proprio valore e passare dai 20 euro per un esemplare usurato ai 2.000 euro per quelle in perfetto stato di conservazione.

LE 5 E 10 LIRE DEL ’54/56 - Coniate in oltre 95 milioni di esemplari, valgono 70 euro ognuna al massimo, sempre stante una perfetta conservazione. 

Poi ci sono le 5 lire del 1956: queste sono sicuramente più rare. Ne furono messi in circolazione dalla Zecca solamente 400mila esemplari e possono valere un minimo di 50 e un massimo di 1.500 euro.

mercoledì 3 settembre 2014

I Più Strani Ritrovamenti di Animali del Nostro Pianeta dal 1896 ad oggi


L'Illusionista più veloce del Mondo!! INCREDIBILE (guarda il video)


INCREDIBILE VIDEO. Una nuvola misteriosa atterra e fa strane evoluzioni



Emirati Arabi Uniti -Una nuvola molto insolita attira l'attenzione di un automobilista, il quale riprende la scena in un video. Le voci nel video esprimono grande meraviglia, al punto che tirano in ballo il Profeta. Ad un certo momento parte della nuvoletta viene fermata da una rete di recinzione, un uomo ci infila la mano dentro, sembra schiuma.



domenica 6 luglio 2014

L’OBBLIGO DI TENERE I FARI ACCESI DI GIORNO, A COSA SERVE? SAI CHE QUALCUNO CI GUADAGNA UN SACCO DI SOLDI?



La farsa dei fari accesi di giorno. Vi siete mai chiesti perché dovete accendere i fari dell’automobile anche di giorno, quando magari c’è un sole accecante e non ce n’è assolutamente bisogno? Per motivi di sicurezza? Quali, se col sole non servono? Per “uniformarci” agli altri paesi europei (altra favola in circolazione)? Beh, in Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Spagna, Svizzera e Belgio non vige questo obbligo assurdo,
che, al massimo, può avere (ed ha) un senso in inverno nei paesi scandinavi dell’estremo nord. Nei quali è vero che si registrano in media meno incidenti che da noi, ma perché guidano in maniera più disciplinata, non perché hanno le luci accese. E allora perché io, italiano, devo accendere i fari della mia auto anche se ciò non fa alcuna differenza né per la mia sicurezza, né per quella degli altri? Un’auto, o meglio ancora un autocarro, perché mai dovrebbe tenere questi benedetti fari accesi in condizioni di totale visibilità? Qui c’è ancora una volta aria di presa in giro e, per la risposta, tiriamo fuori un paio di cifre tratte da “Un futuro senza luce?”. Nel libro sono descritti semplicemente i vari passaggi che permettono di calcolare (approssimando tutto per difetto) che con i fari accesi anche di giorno, il consumo annuo di carburante in più è di 41 litri per ogni veicolo (con un incremento percentuale che oscilla fra il 2,7 e il 4,1). Ciò è dovuto in sostanza all’aumento dell’energia necessaria all’alternatore per permettere alle luci di funzionare nelle ore diurne. Se si considera che gli automezzi in circolazione a fine 2002 erano circa 37,5 milioni (e trattando qui gli autocarri alla stregua di automobili, anche se i primi sono ovviamente più pesanti, hanno distanze medie di percorrenza ben più lunghe e molte più luci di posizione da accendere), l’incremento complessivo dei consumi oscilla intorno a 1 miliardo e 500 milioni di litri di carburante. Ciò comporta anche un aumento delle emissioni di diossido di carbonio di circa tre milioni di tonnellate. Ma perché tutto ciò? Perché se, sempre approssimando per difetto, si calcola quanto le tasse incidano su questi enormi consumi di carburante in più, salta fuori che l’erario con questa astuta mossa ha incrementato annualmente i suoi incassi di circa 1 miliardo di euro. Che dire, quindi? Che non stupisce se i governi che si sono avvicendati negli ultimi anni non hanno abrogato questo non-senso. E che se l’ambiente piange il governo ride, alla faccia dei protocolli di Kyoto e, soprattutto, della nostra salute e delle nostre tasche. Forse faremmo meglio a spegnere i “riflettori” e far calare il sipario su questa farsa, se non altro per i prezzi raggiunti dai carburanti, e per i costi ed i rischi associati all’estrazione di petrolio.

lunedì 9 giugno 2014

Incredibili rivelazioni. Ecco le cure che i medici rifiutano per sé stessi



Ecco il parere di alcuni medici esperti e ricercatori quali cure loro eviterebbero, e molto spesso si tratta di andare contro il modo di vedere più consolidato.

Uno Psichiatra che non assumerebbe mai antidepressivi

La Dott.ssa Joanna Moncrieff è senior lecturer in psichiatria presso il London University College ed autrice di «The Myth Of The Chemical Cure» [Il mito delle cure chimiche].«Esercito nel campo della psichiatria da oltre 20 anni, e per la mia esperienza gli antidepressivi non fanno nulla di buono. Non li assumerei in nessuna circostanza, nemmeno se fossi a rischio di suicidio. Tutti gli studi mostrano che – nel migliore dei casi – gli antidepressivi ti fanno sentire un po’ meglio di quanto non farebbe un placebo, il che non significa che curino la depressione. Dopo anni di scannerizzazione del cervello, non abbiamo una sola prova che la depressione sia collegata ad un qualche squilibrio chimico cerebrale, dunque è discutibile l’idea in sé di trattarla con sostanze chimiche.Ritengo la depressione una reazione estrema alle circostanze, ed il modo migliore per uscirne è di eliminare le cause, il che a volte vuol dire psicoterapia, a volte modificare la situazione trovando un nuovo lavoro o risolvere i problemi relazionali. Naturalmente esistono alcune persone che sono depresse senza un apparente motivo, ma ugualmente non abbiamo ancora alcuna prova né che soffrano di un disturbo cerebrale né che gli antidepressivi siano loro di aiuto. La cosa migliore rimane cercare e trovare delle novità che spezzino i circoli viziosi nel pensiero e nel comportamento. Gli antidepressivi sono delle sostanze psicoattive, che alterano la mente come fanno l’alcool o la cannabis ed io ho sempre pensato che se fossi stata depressa avrei voluto conservare tutta la mia lucidità e le mie facoltà per venir fuori dal pantano e non il ritrovarmi immersa in una nebbia farmacologica della quale non avrei nemmeno capito gli effetti».

Cardiologi che rifiutano le statine

Professor Kevin Channer, cardiologo presso il Claremont Hospital di Sheffield
«Le statine hanno avuto un grosso ruolo nella riduzione degli attacchi cardiaci e degli infarti ed ora c’è una certa tendenza a prescrivere a tutti questo farmaco che abbassa il colesterolo ma io non le assumerei nemmeno una sola volta senza avere prima una prova convincente che il rischio vale il gioco: ogni volta che si prende un farmaco, bisogna ben soppesare rischi e benefici. Le statine riducono le probabilità di attacco cardiaco od infarto nella misura del 30%, dunque sì, c’è un vantaggio. Ma in termini reali è minimo: statisticamente, quale uomo di 60 anni non fumatore ed in buona salute, il mio rischio di attacco cardiaco od infarto è dell’1% su base annua. Assumendo statine scenderebbe allo 0,70%, che è ugualmente basso ma, avendo passato la vita a prescrivere statine, ne conosco molto bene gli effetti collaterali negativi: dolori muscolari, debilitazione generale, mal di stomaco. Alcuni sostengono che andrebbero prescritte quando il rischio è all’1,5%, ma io non la prenderei in considerazione se non correndo un rischio del 3%. Tutti quelli che hanno avuto un attacco cardiaco od un infarto hanno un rischio del 3% e quindi il rischio dei dolori vale il prezzo dei benefici. Dall’altra parte però, assumerei – e li assumo – farmaci che abissano la pressione; i mie valori personali sono solo al limite e, quale cardiologo, so che con gli anni questi valori pressori non potranno che salire e le ricerche dimostrano che più bassa è la pressione, più vivrai a lungo. Inoltre mentre i vecchi farmaci causavano effetti collaterali, i nuovi – che bloccano i recettori delle angiotensine – personalmente non mi causano il minimo problema».

Specialista della prostata che non fa il test PSA

Richard Ablin, professore di patologia presso l’University of Arizona College of Medicine.
«Quando nel 1970 ho scoperto il PSA, cioè l’antigene specifico per la prostata, ci rendemmo subito conto che sarebbe stato di grande aiuto per i pazienti con tumore alla prostata. La proteina è specifica per la ghiandola prostatica, non si trova infatti in quantità significative in nessun altro organo. Però, se si rimuove la prostata ad un uomo con tumore, grazie alla nostra scoperta si può testare la PSA e verificare se, dopo l’intervento, sono rimaste altre cellule tumorali non individuate prima. Poi hanno iniziato ad usare il test PSA per la diagnosi del tumore alla prostata. Un grosso errore: il PSA non è tumore-specifico, è semplicemente una proteina prodotta dalla prostata e suoi alti livelli possono indicare “solo” un’infezione alla prostata od un suo allargamento, che a volte è benigno. I livelli “normali” poi variano grandemente da persona a persona e non esiste un valore soglia che significhi che “hai un tumore”. Il test nemmeno distingue fra un tumore prostatico a crescita lentissima ed uno aggressivo a crescita violenta. Ad ogni modo è stato adottato come modo per diagnosticare il cancro alla prostata e così milioni di maschi sono stati curati eccessivamente e spesso con effetti collaterali tanto debilitanti quanto non necessari. Mi sottoporrei ad un test PSA solo dopo un trattamento per un tumore alla prostata o se fossi a rischio per una famigliarità con esso e vi ricorrerei – a scopo diagnostico – in combinazione con altri test, tipo un esame rettale».

Il Professore che dice che l’attività fisica, da sola, non basta

Jack Winkler, esperto di salute pubblica ed ex professore di politiche nutrizionali presso la London Metropolitan University.
«Per perdere peso devi bruciare più calorie di quante ne assumi = mangia di meno. L’attività fisica può impedire che mettiate su peso solo se mangiate poco di più del necessario. Ma se siete sovrappeso, mi spiace ma non sarà nemmeno lontanamente sufficiente. Ti mangi a pranzo un panino da 300 calorie? Per compensare devi nuotare per più di un’ora. Per perdere peso, devi bruciare più calorie di quante non ne immagazzini, e l’unico modo è ridurre la quantità dei cibi assunti, questa è la realtà fondamentale. Aggiungere dell’attività fisica è comunque sempre una buona idea, anche perché apporta molti altri benefici».

Il Chirurgo ortopedico che evita i raggi X

Chris Walker, chirurgo ortopedico presso il Liverpool Bone and Joint Centre.
«Troppo spesso, quando i pazienti lamentano dei dolori e vogliono si faccia qualcosa, i medici li mandano a fare delle lastre e si finisce con una diagnosi di artrite. Al che la gente tende a perdere il controllo e diventare vittima: assume anti-infiammatori (con effetti collaterali gastrointestinali), si allarma all’idea di fare attività fisica e la loro vita si impoverisce in senso lato. Ecco perché, a meno che non ci siano sintomi allarmanti di artrite – tipo dolore costante o notturno – io eviterò di far fare delle lastre. Con l’età la maggior parte della gente ha qualche problemino alle articolazioni: la cosa migliore da fare è fare del movimento. Le giunture amano il movimento, quello che le danneggia sono la corsa ed i salti ma camminare, nuotare ed andare in bicicletta riducono il dolore e la rigidità e rallentano il manifestarsi dell’artrite. Mantenendosi attivi si perde peso, cosa che è di grandissimo aiuto, e non si finisce depressi perché si è troppo impegnati con la vita».

Un dietologo che non seguirebbe una dieta

Il dottor Ian Campbell è l’ideatore di Bodylibrium, un programma di dimagrimento. «Tutte le prove indicano che sul lungo periodo raramente una dieta funziona. Ho lavorato per decenni nell’aiutare la gente a perdere peso e la mia esperienza è che l’unico modo per ottenere risultati veramente duraturi è chiedersi: «Perché? Perché mangio del cibo che mi consola? Perché preferisco il cibo grasso? Perché bevo tanti alcolici? Perché l’attività fisica non mi attira?». Quello che aiuta veramente la gente a perdere peso in modo efficace è dato da tecniche di modificazione comportamentale (simili alla terapia cognitivo-comportamentale), insieme all’impiego di “strategie”, ad esempio un diario giornaliero di cosa mangiamo e con obbiettivi realistici. Le diete che incoraggiano degli approcci polarizzati, cioè tutti incentrati su di un aspetto – tipo riduzione dei carboidrati, le diete 5:2 o qualunque altro approccio riduzionista, produrranno solo risultati temporanei che vi condurrà a recuperare il peso perduto».

Lo specialista che dice di lasciar star con le maratone di mezza età

Jeremy Latham, chirurgo ortopedico focalizzato sull’anca, opera presso l’University Hospital Southampton.
«Vedo di continuo persone nei loro 40 e 50 anni che si sono massacrate le articolazioni a causa di una crisi di mezza età che le ha portate a correre una maratona od una gara ditriathlon. Bel dilemma, visto che ci sono prove documentate che correre faccia bene alle articolazioni, ma se si va verso l’inverno e non siete allenati, rischiate di accelerare qualsiasi disturbo nascosto a ginocchia o fianchi. Se state entrando nella mezza età e volete dimagrire e rimettervi in forma, il mio consiglio è di camminare, nuotare od andare in bicicletta, che sono tutte attività gentili con le articolazioni. Ho un vogatore che uso 2 o 3 volte la settimana: è un’ottima attività per il cuore e le parti alte e basse del corpo e non sovraccarica le articolazioni».

La dietologa che non vuole mangiare cibo con grassi ridotti

Elena Bond, dietologa
«Giro alla larga dal cibo etichettato “a basso contenuto di grassi” e nemmeno lo darei ai miei figli. Le etichette possono essere veramente molto fuorvianti. Una maionese od un formaggio cheddar “a basso contenuto di grassi”, per esempio, continuano ad essere molto grassi, ne hanno solo meno rispetto alla precedente “ricetta”.Un biscotto digestivo light della McVitie, ha dunque 78 calorie invece delle 86 del tipo “base”, si tratta di solo 8 calorie in meno. Mangio alimenti con pochi grassi o del tutto privi, esempio gli yogurt, ma quando si tratta di “a basso contenuto di grassi”, vale la pena controllare l’etichetta anche per vedere con cosa hanno sostituito il grasso: spesso si tratta di zucchero usato per compensare la perdita di gusto».

Lo specialista di asma che vuole eliminare gli inalatori

Mike Thomas, docente di ricerche nella prima assistenza e specialista in medicina della respirazione e terapie dell’asma presso la University of Southampton.
«Molti diventano troppo dipendenti dagli inalatori e finiscono nel panico se non ne hanno a portata di mano. L’uso quotidiano aumenta il rischio di attacchi gravi e gli effetti collaterali degli alti dosaggi di steroidi includono l’assottigliamento delle ossa, la facilità di ecchimosi ed un aumentato rischio di diabete e di pressione alta. Pertanto, invece di permettere che le persone diventino sempre più dipendenti dagli inalatori, sto collaborando con il Governo in una ricerca volta al verificare come dei semplici esercizi di respirazione combinati con il controllo dell’ansia, possono migliorare il controllo dell’asma. Una volta che i pazienti vivono meno drammaticamente gli episodi di asma, ricorrono meno agli inalatori. Se avessi l’asma, vorrei imparare come gestirla autonomamente, come migliorare la qualità della vita e diminuire l’assunzione di farmaci».

Lo scienziato dello sport che ritiene inutili i lunghi allenamenti

Stuart Phillips, professore di sport ed attività fisica presso la sLoughborough University
«Da giovane giocavo a rugby e ad hockey su ghiaccio e correvo con regolarità. Ero un po’ gasato e ripetevo che un allenamento aveva senso solo se si protraeva per almeno un’ora ed alla fine eri bagnato di sudore. Oggi penso che allenarsi per più di un’ora sia una perdita di tempo perché i dati mostrano che sono ugualmente produttivi dei periodi di intensa attività della durata di 10 minuti. Studio sia i benefici fisici che quelli psicologici dell’attività fisica ed i benefici in più prodotti da periodi che eccedono l’ora sono piuttosto marginali».

Lo specialista del sonno che non prenderebbe sonniferi

Dr Guy Meadows, specialista del sonno e fondatore della Scuola del Sonno
«I sonniferi minano la fiducia nella capacità naturale di addormentarsi e possono produrre dipendenza psico-fisica. Si inizia col pensare che: “se non prendo una pillola non mi addormenterò”. E così il corpo si aspetta di ricevere un sedativo. E tu corri il rischio di ritrovarti con un’insonnia di rimbalzo quando ne cessi l’assunzione, il che spiega perché così tante persone siano nei guai quando vogliono smettere. Gli effetti collaterali includono: capogiri, mal di testa, perdite della memoria, senso di rimbambimento. Studi recenti mostrano che i sonniferi forniscono dai 20 ai 30 minuti di sonno in più ma che aumentano di 4 volte il rischio di morte. Per me questo annulla pesantemente i benefici. Inoltre non è un sonno né naturale né di ristoro e questo perché altera l’“architettura del sonno” limitandone la profondità ed interferendo con il sonno REM, necessari per sentirci riposati al risveglio. In alcuni casi, come quando la carenza di sonno è la seria conseguenza di gravi traumi, sono i sonniferi a dare la possibilità di questo recupero fondamentale. Ma non è la condizione nella quale si ritrova la gran maggioranza della gente».

Il chirurgo che consiglia di evitare le punture di steroidi nei piedi

Andy Goldberg, chirurgo ortopedico presso il Wellington Hospital di Londra
«I dolori ai piedi od ai calcagni sono il principale motivo per una visita ortopedica. Un trattamento usato spesso per ridurre le infiammazioni consiste nelle iniezioni di steroidi ed è l’incubo della mia vita professionale. Se l’iniezione finisce dentro o vicino ad un tendine ne può causare la rottura ed al danneggiamento del piede. Se gli steroidi finiscono nel posto sbagliato, possono danneggiare il “tappetino adiposo” sotto al calcagno, che normalmente assorbe i colpi durante il corre od il saltare. Se questo “tappetino” è danneggiato, il paziente si ritrova a camminare sulle proprie ossa senza una protezione: fa un male cane e non esiste cura. Ci sono ovviamente casi nei quali gli steroidi aiutano: per esempio per trattare le articolazioni infiammate nell’artrite; ma procederei solo sotto la guida degli ultrasuoni usati da un radiologo esperto. Nella maggior parte dei dolori al piede ed al calcagno si può dare aiuto con lostretching, col cambiare calzature o col riposo. Gli steroidi dovrebbero essere solo l’ultima risorsa».

Fonte: STAMPA LIBERA 

 

venerdì 6 giugno 2014

Attenzione!! Fate girare! “Nuova tecnica di rapina a danno degli automobilisti”




E’ in atto una nuova modalità  di attacco inventata dai
delinquenti a danno degli automobilisti chiamata “la tecnica dell’uovo”:

Se di notte ti lanciano un uovo contro il
parabrezza, mantieni la calma e accelera.
Non usare il tergicristallo e non spedire acqua
sul parabrezza.
Accelera e sparisci perche i
ladri si aspettano che tu ti fermi.

SPIEGAZIONE:
Il contenuto dell'uovo e l'acqua
mescolandosi formano una sostanza vischiosa
come il latte che ti impedisce di vedere dove
vai, riducendo la tua visione del 90% e
costringendoti a fermarti sulla strada, dove
sarai vittima di una rapina.

MEGLIO TENERE A MENTE QUESTO AVVERTIMENTO, LA PRUDENZA NON È MAI TROPPA! 
FATE GIRARE LA NOTIZIA!


domenica 6 aprile 2014

Aceto, 10 usi alternativi per risparmiare molti soldi senza inquinare. VIDEO



Risparmiare soldi e non inquinare allo stesso tempo è possibile, grazie all’aceto. Il popolare condimento è un prodotto molto più economico dei normali detersivi e ha svariati utilizzi alternativi.

Guarda il video per visualizzare come adoperare al meglio l’aceto nell’ambiente domestico





10 suggerimenti sull’utilizzo dell’aceto:

·        Quando il lavello della tua cucina è ostruito, invece che usare i soliti prodotti chimici inquinanti, basta un po’ di bicarbonato e un bicchiere di aceto per liberare i tubi ostruiti.

·        Quante volte vi è capitato di staccare qualcosa dalla parete e di lasciare il segno? Spruzza un po’ di aceto e la superficie torna come nuova.

·        Il cattivo odore della pattumiera è comune in diverse case. Lasciando per una notte un pezzo di pane (meglio se quello per i toast) imbevuto di aceto nel secchio e la puzza se ne va.

·        Stanca di usare i soliti detersivi? Un mix di acqua e aceto ti permette di ottenere lo stesso risultato senza danno all’ambiente.

·        L’aceto di mele è utile per sbarazzarsi delle fastidiose mosche: basta un bicchiere pieno ricoperto di pellicola trasparente forata per tenerle lontano.

·        Anche per i vestiti è possibile usare l’aceto mischiato all’acqua: una bella spruzzatina e le macchie dai vestiti sono solo un lontano ricordo. Nei lavaggi l’aceto può essere anche usato come ammorbidente.

·        Non ne potete più del vostro gatto che vi occupa il divano? Spruzzate un po’ aceto e il vostro amico felino si terrà alla larga.

·        L’aceto è anche utile per prolungare la vita dei vostri fiori aggiunto all’acqua del vaso.

·        Le lenti degli occhiali si sporcano spesso: una spruzzatina di aceto e tornano come nuove.

·        Grazie all’aceto è possibile anche sgrassare le pentole: unitelo all’acqua e fate bollire per cinque minuti, la padella tornerà come nuova.


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